Deghe dimandas

9 marzo 2010

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Filed under: contributi liberi — deghedimandas @ 18:30
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La lettura dei quotidiani nazionali e regionali non può che far emergere una notizia di apertura: la decisione della Segreteria Regionale del PD di varare un decreto “interpretativo” per lo Statuto Nazionale del PD e la decisione del Segretario Regionale Silvio Lai di firmarlo subito.

E abbiamo sentimenti controversi. Da una parte l’arroganza della Segreteria Regionale del PD che forza le regole un’altra volta, come mai è stato nemmeno pensato di fare, dall’altra il Segretario Regionale Silvio Lai che decide di firmare.

E non possiamo non ammettere che questa decisione ci mette tutti in difficoltà. La Segreteria Regionale del PD è in grave difficoltà per arrivare a forzare in questo modo la campagna elettorale e la mano del Segreterio Regionale del PD ma la situazione non che mettere a disagio anche il Pd che dovrà vedersela anche con una posizione meno vincolata e “istituzionale” degli altri partiti della coalizione del centro sinistra.

Come Pd non possiamo che dare un giudizio di estrema gravita nell’approvazione “interpretativo” e restrittivo per lo Statuto Nazionale del PD che richiama in maniera quanto mai attuale la necessità di un appellarci alla Costituzione, al suo bilanciamento dei poteri, alle sue colonne regolatrici, come ieri hanno richiamato autorevoli esponenti politici nel ricordo di Enrico Berlinguer a 20 anni dalla sua scomparsa. Ma il nostro compito è attuare comportamenti quanto più lontani dal Pdl anche nella costruzione delle prossime amministrative, garantendo la massima partecipazione dei nostri elettori alle nostre scelte e alle nostre liste. Servono veri e propri cantieri di democrazia, aperti nei nostri circoli, che preparino con un dibattito attento e partecipato il nostro lavoro in vista delle amministrative.

Serve un passo diverso che dobbiamo chiedere a noi stessi prima di tutto e alla pubblica opinione, perché giudichi quanto sia in pericolo il sistema democratico nel suo insieme quando viene vulnerato in questo modo. Il disastro della Segreteria Regionale del PD nella presentazione delle liste dimostra comunque difficoltà e divisioni interne. L’ho già detto in Segreteria Regionale questo giovedì: ciò che sta avvenendo nel Paese in questi ultimi giorni è un fatto importante. Indica debolezze e fragilità di una Segreteria Regionale del PD che è passata indenne da situazioni scabrose e politicamente rilevanti, dimostrando una capacità di insabbiare la realtà dei fatti mostruosa.

Ciò che sta avvenendo è merito della maggioranza ma sta a noi avere la prontezza di riflessi di coglierla. Ci segnala che la compattezza granitica può essere messa in difficoltà di fronte alla pubblica opinione e alla libera stampa, che le divisioni interne e la prospettiva divide i leader di quel partito e che l’azione del Pd deve creare condizioni per valorizzarle senza andare a giocare solo di rimessa.”

Per scoprire l’autore un aiuto su questo link può leggere l’articolo originale.

Pur avendo sostituito un paio di soggetti, il testo continua ad avere una sua coerenza: questo mi ha fatto paura e per questo ho scelto di pubblicarlo, perchè non credo che questo modo di fare, due pesi e due misure in situazioni simili, sia condivisibile.

Quindi, in conclusione, credo che sarebbe meglio evitare la ricerca di pagliuzze altrui, quando ci sono travi da sistemare in casa.

Saludos a totus,

Marino Sedda

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9 febbraio 2010

Deontologia politica

Filed under: contributi liberi — deghedimandas @ 23:15
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Se partiamo dalla definizione di deontologia professionale di Wikipedia leggiamo “Talune attività o professioni, a causa delle loro peculiari caratteristiche sociali, si pensi ai medici o agli avvocati, devono rispettare un determinato codice comportamentale, il cui scopo è impedire di ledere la dignità o la salute di chi sia oggetto del loro operato“.

Ho voluto rileggere la definizione di Wikipedia perchè riflettevo sull’autoregolamentazione da dare alle nostre credenze e ai valori dell’individuo. Quello che mi ha fatto riflettere è stato ricordarmi dell’esperienza lavorativa fatta nel campo delle assicurazioni. Avevo terminato gli esami e in attesa di discutere la tesi ho iniziato a lavorare nel campo assicurativo. Durante il colloquio, mi è stato illustrato il prodotto da proporre, vantaggi per il cliente e vantaggi per me. Ho valutato come buono il tutto, l’ho fatto mio e ho indossato gli abiti del consulente finanziario. Così ho iniziato a telefonare, visitare chi aveva già un contratto e fare il classico porta a porta.

Ho conosciuto un’altra Cagliari. Una Cagliari dove crescono altarini con santi e lumicini nei piano scala in periferia; dove hanno riempito palazzi di poliziotti a Sant’Elia; dove la creatività ha creato palazzoni stile “Arancia Meccanica” in via Castelli. Un’altra Cagliari, sconosciuta e altre realtà sociali, sconosciute a me studente.

Quello che non ho mai fatto, pur condividendo, ribadisco, la bontà del lavoro che svolgevo e del servizio proposto, è stato proporre qualche prodotto a familiari o amici. I lavori, come le idee, possono cambiare. Ma gli affetti credo che seguano altre “regole”. O meglio, siamo noi, con i nostri comportamenti, che ci diamo regole e valori e, di conseguenza, anche i compagni di viaggio potranno cambiare.

Qualche compagno di viaggio lo incontreremo per affinità su interessi comuni, con qualcuno sceglieremo di fare progetti di lungo periodo, altri, pur non frequentandoli quotidianamente, sappiamo che “ci sono”, altri appaiono e scompaiono.

Le elezioni hanno molti punti in comune con le modalità di reclutamento delle assicurazioni. All’agente viene fornito uno schema logico per poter dimostrare quanto sia indispensabile e vantaggioso il prodotto offerto. È già previsto l’avvicendamento degli agenti. La maggior parte, non andrà avanti, ma farà firmare un contratto ai propri familiari e l’assicurazione aumenterà il proprio volume di contratti.

Mi sembra che spesso i ragionamenti elettorali hanno seguito questa logica, numero di familiari, scambio, calcolando il “fisiologico” avvicendamento degli agenti. Una logica autoreferenziale e di sopravvivenza che prescinde da familiari e agenti.

In conclusione credo che deontologia possa essere riassunto nel rispetto degli altri, iniziando a rispettare noi stessi, con l’attenzione all’approfondimento e all’impegno, quotidiano, in famiglia, amici e lavoro.

Poi, percorrendo pezzi di strada insieme ci si conosce e, se si condividono obiettivi e regole, si possono fare tante cose, ma per una crescita sostenibile è necessario ripartire dalla persona e dal lavoro quotidiano. Per me questa è la definizione di Deontologia politica, legata ad un agire quotidiano, piuttosto che ad una delega elettorale in bianco.

Saludos a totus,

Marino Sedda

P.S. Gli ordini professionali sono attenti a ribadire l’importanza della deontologia, fondamento del rapporto fiduciario,. Ma un gruppo politico, un partito, quali regole e che modello organizzativo deve darsi per accogliere e soddisfare anche questi bisogni?

4 febbraio 2010

Condivisione è identità

Filed under: contributi liberi — deghedimandas @ 13:00

… dalla rete:  leggo, condivido, rielaboro e vi propongo …

Viviamo in un mondo in costante trasformazione grazie a un crescente livello d’interazione tra individui, gruppi sociali e culture provenienti dai più disparati angoli del pianeta. Negli ultimi anni, con la divulgazione di Internet, le persone hanno acquisito un accesso quasi illimitato alle informazioni ponendosi di fronte alla possibilità di esprimere opinioni, giudicando, creando o distruggendo in breve tempo e su scala globale idee, valori, prodotti, stereotipi sociali fino a ieri immutabili..

Il sentimento di appartenenza, per esempio, non è più necessariamente vissuto attraverso il condizionamento della presenza fisica dei soggetti interessati; esisitono infatti “tribù sociali” che si formano e cambiano con una velocità paragonabile allo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche che le sostengono. Di fronte a questi mutamenti la scrittura cessa di essere un “semplice e piuttosto statico codice di rappresentazione grafica dei suoni”, è possibile identificarla come un mezzo trasversale di comunicazione non facilmente codificabile e adattabile alle specifiche esigenze comunicative delle innumerevoli comunità virtuali.

Le personi comuni hanno cessato di essere attori passivi a livello comunicativo, grazie alla rete stanno imparando a produrre “informazioni di massa” riconoscibili e condivisibili; il tutto guadagnando fiducia e attenzione da parte di coloro, imprese e istituzioni pubbliche che in passato li consideravano semplici destinatari di messaggi preordinati difficilmente contestabili..

Diverse indagini di varia origine e finalità indicano come le principali preoccupazioni degli adolescenti di molte parti del pianeta siano riferite ai problemi del riscaldamento globale e di che mondo erideteranno. Perchè un tale presa di coscienza? Quando si ha acceso a dati/informazioni estremamente sensibii, non “filtrate” che spingono e alimentano il raziocinio è naturale provare un disagio di fronte alla mancata ricerca di soluzioni su questioni di tale portata. Le nuove generazioni che vivono e condividono le loro esperienze anche attraverso la rete, vogliono interagire e reclamano spazio per apportare il loro contributo su argomenti critici di varia natura.

Le fome di comunicazione digitale contemporanee favoriscono e contemporaneamente fanno evolvere il pensiero degli appartenenti agli innumerevoli social network rendendo queste aggregazioni spontanee delle risorse indispensabili per lo sviluppo della conoscenza (di conseguenza dell’umanità) che può avvenire attraverso un’unica strada: la libera condivisione delle informazioni tra individui con esperienze diverse e medesimi obiettivi.

4 gennaio 2010

Primarie si, primarie no

Filed under: contributi liberi — deghedimandas @ 00:29

Grazie Efisio per aver gettato un sasso nello stagno del PD. Personalmente non credo che le primarie, di per sè, possano essere lo strumento che risolve tutti i problemi. L’unica strada che può portare a quel risultato, nel PD come in qualsiasi altro gruppo politico, è l’impegno quotidiano. La delega in bianco, da rinnovare ad ogni tornata elettorale, è il vero problema del Partito.

Infatti la delega va di pari passo con l’incapacità di ascoltare, confrontarsi, condividere e giungere ad un accordo: svuota dei contenuti il confronto per rendere i partecipanti tifosi che urlano slogan, senza alcuna capacità critica.

Queste competenze (capacità di ascolto, confronto, condivisione e mediazione) non sono innate, si imparano con l’esercizio quotidiano. E un partito di centro sinistra si dovrebbe caratterizzare sia per la capacità di conseguire obiettivi che per l’attenzione alle modalità con la quale gli stessi vengono definiti e raggiunti. Oggi le tecnologie disponibili ci permettono modalità organizzative nuove.

Come esercizio di ragionamento, voglio presentarvi una proposta organizzativa.Partiamo attribuendo diversi ruoli e responsabilità al Singolo e al Partito.

IL SINGOLO, può iniziare ad interessarsi di un argomento con una:

CHIACCHERA SENZA IMPEGNO – “cosa mi piacerebbe, cosa potrei volere” (discussione alla quale partecipo al bar, su facebook, su un altro spazio fisico o web);

Dopo aver iniziato una discussione per un argomento che ho fatto mio, che sottoscrivo posso fare una: PROPOSTA FORMALIZZATA – “che scelgo, voglio e chiedo al mio partito” – nelle forme da stabilire: e-mail, lettera)

IL PARTITO. Il partito prima di tutto è in grado di

ASCOLTARE, raccogliendo le osservazioni, le richieste e trasformarle in un patrimonio di conoscenza.

CONFRONTO E APPROFONDIMENTO. “gli iscritti e i simpatizzanti possono organizzarsi in GRUPPI TEMATICI, in base alle competenze e preferenze di ciascuno. I gruppi danno una lettura “tematica” (etica, economica, giuridica, storica, sociale) delle richieste / proposte ricevute, le discute e le ordina in base alla priorità politica del gruppo” (la decisione viene giustificata e formalizzata in un verbale);

CONDIVISIONE E MEDIAZIONE. In un’assemblea plenaria dei gruppi tematici, si raccolgono i diversi punti di vista formalizzati nelle decisioni dei gruppi e in base alle risorse disponibili (tempo e persone) si sceglie quali portare avanti (la decisione viene giustificata e formalizzata in un verbale).

PUBBLICITA’ DELLE SCELTE – Il risultato della Plenaria dei Gruppi viene pubblicizzato con cadenza fissa (periodico cartaceo, newsletter, sms o altra forma scritta).

Ho voluto fare questa proposta perchè ritengo che la complessità delle problematiche da affrontare, a partire dal livello comunale per salire negli altri livelli:

non possa essere risolta da un leader illuminato,

non possa essere delegata solo a politici professionisti,

non possa essere discusso solo quando scelgono di parlarne le TV e i giornali,

non possa avere solo una prospettiva d’analisi,

non possa avere come momento di discussione solo le scadenze elettorali.

Esempio: Il nucleare. E’ stato imposto da un leader (che, per la sua parte politica, è anche illuminato), non è un’esigenza segnalata dalla società civile (ma da una lobby economica), non si è arrivati a sceglierla ma si è consacrata come buona a forza di slogan, non è stata analizzata, non se ne parlerà se non dopo la scadenza elettorale.

Concludendo,

ritengo che le primarie invocate da Efisio possano essere un salvagente, ma comunque rimane molto da fare per scrollarci il massimalismo in cui un po tutti mi sembra stiamo annaspando.

Non condivido l’ultima parte, spesso la sinistra ha peccato da sindrome di prima donna che pur di mantenere il ruolo ha diviso partiti in mille rivoli, fino a farli sparire dal Parlamento. Abbassiamo i toni e lavoriamo tutti un pò di più. Saludos a totus, Marino Sedda

Questo articolo è un commento scritto per l’articolo di Efisio Arbau: “Le primarie sono la regola”

27 novembre 2009

Capacità contributiva – lettura combinata art 2 e 53 Costituzione Repubblica Italiana

Filed under: contributi liberi — deghedimandas @ 22:45

“Agli inizi del novecento, nel nostro Paese, il rapporto individuo-Stato era visto come un rapporto di soggezione del primo nei confronti del secondo. In ossequio a tale pensiero, radicato nel retroterra culturale dell’ideologia autoritaria dei diritti pubblici soggettivi, era stato elaborato un concetto di dovere tributario come dovere di sottomissione del subditus nei confronti dello Stato.

Con l’avvento della Costituzione del 1948 si ebbe un mutamento radicale della concezione del rapporto individuo-Stato: venne superata la divinizzazione dell’entità statale e venne rivalutato l’individuo, con la traduzione in diritto positivo di numerose guarentigie nei riguardi dello stesso.

Tra i principi accolti dalla Carta del 1948, in ambito tributario, spicca quello di capacità contributiva, sancito dall’art.53 della Cost., che al primo comma afferma che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione  della loro capacità contributiva”. Inizialmente l’orientamento della dottrina fu svalutativo di tale precetto. Da alcuni, fra cui Giannini, fu ritenuto come privo di significato concreto, come una “scatola vuota” o, ancora, come una sorta di tautologia: concorrere in base alla capacità di concorrere.

Negli anni, invece, anche grazie alla giurisprudenza costituzionale, è stato superato l’iniziale scetticismo e ne è stata messa in luce la grande portata innovativa. La capacità contributiva costituisce il principio fondamentale del diritto tributario e dal punto di vista sistematico è collegato all’art. 2 della Carta. Grazie al combinato disposto degli artt. 2 e 53 Cost., si evince che il dovere tributario non è più un dovere di sudditanza, ma è compreso tra i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. “Concorrere alle spese pubbliche”, quindi, è un dovere inderogabile di solidarietà, cui è tenuto ogni membro della comunità in ragione della propria capacità contributiva.

L’art. 53, primo comma, inoltre, integra il principio sancito dall’art. 3 della Carta, ovvero il principio di eguaglianza. Ciò significa non solo trattare in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse (attraverso gli strumenti a disposizione del legislatore per attuare interventi correttivi delle storture del sistema), ma anche determinare come procurarsi le entrate per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il  pieno sviluppo dell’individuo.”

Fonte: Presentazione della tesi di laurea di Maria Tomaselli dal titolo “Il principio di capacità contributiva tra solidarietà ed eguaglianza: spunti ricostrutivi

Conclusione. Il Legislatore con questi due articoli ha ipotizzato e formalizzato una soluzione al problema economico di vincolo di bilancio per l’organizzazione dello Stato.

Riflessione. Così come per l’ambito economico, è possibile pensare ad un’analoga contribuzione per l’ambito politico e l’ambito sociale, in modo da rispondere alle richieste ed ai bisogni che appartengono a questi ambiti?

Quesito. La candidatura elettorale è un esempio di contribuzione con apporto, libero e gratuito, di conoscenza, competenze e  tempo. Problemi:

Può esistere un problema di “Pressione contributiva”?

Può esistere un problema di censo nella contribuzione?

La “Pressione contributiva” può far venir meno i requisiti di libertà e gratuità, fondamento della stessa contribuzione?

Può configurarsi come “fallimento di mercato” l’impossibilità di acquisire e gestire in modo organizzato,  i contributi dei singoli concittadini?

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